Le costellazioni familiari sono pericolose? È una delle domande che ci vengono poste più spesso, e quasi sempre arriva con un po' di esitazione: "ma è sicuro? Si sente dire di tutto..." ed è giusto chiederselo. Le costellazioni familiari toccano temi delicati: la famiglia, i legami, le perdite, a volte i dolori che portiamo con noi da una vita.

Le costellazioni familiari aiutano a rompere schemi malsani che si ripetono all'infinito nella nostra vita...
Le costellazioni familiari, di per sé, non sono pericolose, ma non sono nemmeno neutre, e la differenza la fa moltissimo la persona che le conduce.
In questo articolo vediamo che cosa può andare storto con un facilitatore improvvisato, che cosa cambia affidandosi a un professionista formato, e come riconoscere l'uno dall'altro prima di iscriversi a una sessione.
Un punto fermo importante:
Quindi la serietà e professionalità di chi conduce è la prima garanzia che abbiamo. Se vuoi sapere chi sono gli esperti qui in Italia li trovi in questo articolo.
Una costellazione può far emergere emozioni intense: commozione, rabbia, sollievo, confusione, sensazioni fisiche di tensione o di leggerezza. Il gruppo amplifica tutto, e l'identificazione nei ruoli può essere influenzata dalla suggestione e dal contagio emotivo. Per questo chi conduce ha una responsabilità concreta. Quando manca la formazione, i rischi più frequenti sono questi.
Interpretazioni date per certe: un conduttore improvvisato può trasformare ciò che emerge in una "verità": "tuo nonno ha fatto questo", "c'è un segreto in famiglia". Quello che si vede in una costellazione va usato come metafora, non come ricostruzione storica: presentato come fatto, rischia di creare false memorie e di farci cercare solo le conferme alle nostre convinzioni.
Colpevolizzazione: frasi come "è colpa degli antenati" o "stai portando il peso di qualcun altro" possono far sentire la persona responsabile, o prigioniera, della propria storia. Una lettura deterministica ("il destino è scritto") riduce l'autonomia invece di aumentarla.
Gestione inadeguata delle emozioni forti: se una persona si apre su un lutto o su un trauma e nessuno la sa contenere, il dolore può essere riattivato senza un modo sicuro per attraversarlo e richiudere. Tra i rischi indicati da chi studia l'argomento c'è proprio la retraumatizzazione.
Mancanza di regole: niente consenso informato, nessun diritto di fermarsi quando si vuole, nessuna attenzione alla privacy di ciò che viene detto in gruppo. Chi condivide temi molto intimi davanti ad altri può sentirsi esposto e provare vergogna.
Promesse e pressioni: "Risolverai tutto in una sessione", pacchetti obbligatori, inviti a continuare senza sosta. Un uso ripetuto e compulsivo del metodo può diventare un modo per non affrontare i problemi nella vita di tutti i giorni.
Nessuna attenzione ai segnali di fragilità: chi ha ansia o depressione importanti, una storia di trauma o un lutto molto recente ha bisogno innanzitutto di un accompagnamento clinico. Un conduttore senza preparazione può non accorgersene, o peggio, proporre la costellazione come soluzione.
Sono rischi che dipendono dal modo in cui la costellazione viene condotta, non dal fatto in sé di mettere in scena la propria famiglia.
Un facilitatore preparato non è uno che "ha il dono", è una persona che ha studiato, si è messa in gioco a sua volta, ha fatto pratica con supervisione e lavora dentro regole chiare. In concreto, questo cambia sei cose.
1. Il contesto è definito: prima di iniziare vengono chiariti il tema, le regole del gruppo, la riservatezza, la libertà di interrompere in qualsiasi momento. Chi partecipa sa a cosa va incontro.
2. Le emozioni hanno un contenitore: il professionista sa accompagnare un momento intenso, rallentare, riportare la persona al presente e chiudere la sessione in modo che nessuno esca "aperto" e lasciato a sé stesso.
3. L'immagine non è una sentenza: ciò che emerge viene offerto come ipotesi simbolica, da verificare nella propria vita, non come verdetto sul passato. Nessun colpevole, nessun destino già scritto.
4. Si riconoscono i propri limiti: un buon facilitatore sa distinguere un percorso di crescita personale da una sofferenza che richiede un professionista della salute mentale, e quando serve lo dice, anche rinunciando a una sessione.
5. C'è attenzione al "dopo": il lavoro non finisce alla chiusura del cerchio: si danno indicazioni per integrare l'esperienza, si invita a non prendere decisioni importanti a caldo e si indicano i segnali per cui chiedere aiuto.
6. C'è un percorso formativo alle spalle: una formazione lunga, con pratica e supervisione, è la differenza tra qualcuno che ha assistito a qualche costellazione e qualcuno che sa condurla.
Come Centro, quando proponiamo costellazioni ci affidiamo a persone con una formazione strutturata. È il caso di Lorenzo Campese, counselor e facilitatore di costellazioni, che nel 2010 ha fondato Altroove, una scuola per la formazione di nuovi costellatori. Vale la pena guardare che cosa c'è dietro, perché mostra che cosa significa, in pratica, "professionista".
Importante: un counselor non è uno psicoterapeuta e non fa diagnosi né cura; il suo è un lavoro di accompagnamento e di crescita personale; nemmeno la formazione migliore elimina ogni rischio: quello che fa è ridurlo, mettere regole e sapere cosa fare quando qualcosa va in una direzione inattesa.
Prima di partecipare a una costellazione, con noi o con chiunque altro, ecco cosa chiedere.
Le costellazioni sono un percorso di consapevolezza, non una cura: conviene farsi valutare da uno psicologo o da uno psichiatra, prima o al posto di una costellazione, in presenza di: ansia o depressione che rendono difficile lavorare, dormire o gestire le relazioni; una storia di trauma; un lutto molto recente; un peggioramento del proprio stato dopo una sessione.
Dopo una costellazione è normale sentirsi stanchi o "svuotati" per qualche giorno: è invece il caso di chiedere supporto se compaiono un peggioramento marcato dell'ansia o del tono dell'umore, insonnia persistente, sensazioni di distacco da sé o dalla realtà, o la sensazione di aver perso il controllo.
Le costellazioni familiari non sono pericolose per definizione, ma sono uno strumento che richiede cura, e la cura sta soprattutto in chi le conduce. Un facilitatore improvvisato può trasformare un'esperienza potenzialmente preziosa in un momento di confusione o di disagio. Un professionista formato, che lavora con regole chiare, conosce i propri limiti e sa accompagnare anche il "dopo", rende l'esperienza più sicura e più utile.
Non è di avere paura: è di fare domande, informarsi e scegliere con calma.
Se hai domande o vuoi capire se una costellazione può fare per te, scrivici: ti spieghiamo come si svolge e chi la conduce, senza impegno e senza fretta. Alla Via del Sole di Varedo proponiamo costellazioni familiari in un ambiente accogliente, pensato anche per chi non ha mai provato.