Da quando è arrivata su Netflix, ci capita sempre più spesso di sentire la stessa frase: "Ho visto Another Self e vorrei capire se le costellazioni familiari sono davvero così". È una domanda bellissima, perché nasce dalla curiosità e non dal pregiudizio. Con l'uscita della terza e ultima stagione, a giugno 2026, la serie è tornata a far parlare di sé, e con lei il metodo che sta al centro della storia.

Another Self e le costellazioni familiari:
Cosa c'è di vero e cosa no
In questo articolo raccontiamo di cosa parla la serie, come vengono rappresentate le costellazioni familiari sullo schermo e, soprattutto, cosa corrisponde all'esperienza reale e cosa invece appartiene alla finzione. Senza grandi spoiler, promesso.
Another Self è una serie drammatica turca, il cui titolo originale è Zeytin Ağacı, cioè "l'albero d'ulivo". La prima stagione è uscita su Netflix nel luglio 2022, la seconda nel 2024 e la terza, che chiude la storia, nel giugno 2026.
Le protagoniste sono tre amiche legate fin dai tempi dell'università: Ada, chirurga affermata e razionale; Sevgi, che riceve una diagnosi di tumore; e Leyla, che ha costruito la sua vita attorno al matrimonio e alla famiglia. Invece di affidarsi solo all'ospedale, Sevgi decide di partire per Ayvalık, sulla costa egea, alla ricerca di un uomo misterioso di nome Zaman. Le amiche la seguono, ognuna con il proprio scetticismo, e si ritrovano coinvolte in un percorso che le costringe a guardare la propria storia familiare.
Il titolo turco racchiude il senso dell'intera serie: un albero con le radici malate fatica a dare frutti sani. Per stare meglio, suggerisce la storia, bisogna prima guardare da dove si viene.
Il cuore di ogni episodio sono le sessioni guidate da Zaman. Un gruppo di persone siede in cerchio; una di loro porta una questione personale; altri partecipanti vengono scelti per "rappresentare" i membri della sua famiglia e vengono disposti nello spazio. A quel punto i rappresentanti iniziano a provare emozioni, a muoversi, a dire frasi che sembrano appartenere a persone che non hanno mai conosciuto. Lentamente emergono segreti, lutti mai elaborati, figure escluse dalla memoria familiare.
È una rappresentazione suggestiva, girata con grande cura e accompagnata dai paesaggi di ulivi e mare dell'Egeo. Ed è proprio questa forza visiva che ha spinto tante persone a chiedersi: funziona davvero così?
Diciamolo subito: la struttura di base mostrata nella serie è fedele a quella di una costellazione familiare reale. Il metodo esiste, è stato sviluppato dal tedesco Bert Hellinger a partire dagli anni Ottanta e oggi viene praticato in molti Paesi, Italia compresa.
Il lavoro in gruppo e i rappresentanti. In una sessione vera succede proprio questo: chi porta la propria questione sceglie tra i presenti delle persone che rappresentino i familiari e le posiziona nello spazio, seguendo l'istinto più che il ragionamento. Il facilitatore osserva e guida.
Le sensazioni dei rappresentanti. Anche questo è reale. Chi fa da rappresentante spesso riferisce sensazioni precise: calore, pesantezza, il desiderio di avvicinarsi o di allontanarsi da qualcuno. Chi partecipa per la prima volta di solito ne resta sorpreso.
I temi. Le dinamiche raccontate nella serie, come le lealtà invisibili verso un genitore, i figli che si caricano di pesi non loro, i lutti taciuti, le persone "dimenticate" dalla famiglia, sono esattamente i temi su cui si lavora in una costellazione.
Le frasi risolutive. Nella serie i personaggi pronunciano frasi semplici rivolte ai propri familiari, come un riconoscimento o un congedo. È una pratica tipica delle costellazioni, e chi l'ha provata sa quanto possa essere intensa anche nella sua semplicità.
La dimensione emotiva. Le lacrime, il silenzio, il sollievo dopo la sessione: sì, capita. Non sempre, non a tutti, ma capita.
Una serie TV deve emozionare, e per farlo comprime, amplifica e drammatizza. Ecco dove la finzione si allontana dalla realtà.
Le costellazioni non curano le malattie. Questo è il punto più importante dell'intero articolo. Nella serie la scelta di Sevgi di cercare un'altra strada rispetto alle cure ospedaliere è il motore della trama, ma nella vita reale una costellazione familiare non sostituisce mai una terapia medica, né per un tumore né per qualunque altra patologia. Può accompagnare un momento difficile, aiutare a dare un senso a ciò che si sta vivendo, ma sempre accanto alle cure, mai al loro posto. Un facilitatore serio è il primo a dirlo.
Le trasformazioni non avvengono in una sola scena. Sullo schermo, dopo una sessione, la vita dei personaggi cambia spesso in modo netto. Nella realtà il lavoro di una costellazione si sedimenta con calma: molte persone raccontano che gli effetti più significativi arrivano nelle settimane successive, in piccoli cambiamenti di prospettiva più che in grandi rivelazioni.
Il facilitatore non è un guru. Zaman è un personaggio quasi mistico, che sembra sapere tutto dei protagonisti prima ancora che parlino. Un buon facilitatore fa l'opposto: non dà sentenze, non interpreta la vostra vita al posto vostro, non vi dice cosa fare. Propone, osserva, lascia spazio. La risposta resta sempre vostra.
Non serve partire per un villaggio isolato. Il ritiro immerso negli uliveti è meraviglioso da guardare, ma una costellazione si svolge di solito in un centro, in una sessione di qualche ora, al termine della quale si torna a casa propria. Non bisogna stravolgere la propria vita per partecipare.
Non ogni sessione è un colpo di scena. Molte costellazioni sono silenziose, delicate, quasi sobrie. Non sempre emerge un segreto sepolto: a volte emerge semplicemente un modo diverso di guardare una relazione, ed è già moltissimo.
Al di là del metodo, Another Self tocca qualcosa che riguarda tutti: l'idea che non nasciamo da zero. Portiamo con noi le storie dei nostri genitori e dei nostri nonni, i loro silenzi, le loro scelte, a volte le loro ferite. Non per esserne prigionieri, ma per poterle riconoscere e decidere cosa tenere.
È un messaggio che risuona anche con chi non ha mai sentito parlare di costellazioni familiari. E forse è proprio per questo che, dopo l'ultima puntata, tante persone si ritrovano a pensare alla propria famiglia con occhi un po' diversi.
Se Another Self ti ha incuriosito e ti piacerebbe vedere cosa succede davvero in una sessione, puoi partecipare anche solo come rappresentante o come osservatore, senza portare una tua questione: è il modo più tranquillo per avvicinarsi al metodo e farsi un'idea con i propri occhi. Nessuna esperienza precedente richiesta, nessun obbligo di parlare di sé.
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Da noi ci sono due appuntamenti fissi: il venerdì sera con Maria Viggiani e la domenica con Lorenzo Campese.